Il mercato immobiliare delle case in classe energetica g
Acquistare un immobile con la classificazione energetica più bassa rappresenta oggi una delle decisioni finanziarie più complesse per un risparmiatore. Secondo i dati aggiornati al 2026, una gran parte del patrimonio edilizio italiano ricade ancora nella classe energetica g, caratterizzata da consumi superiori ai 160 kWh/mq annui. Questo significa che una casa di cento metri quadrati può costare migliaia di euro l'anno solo per il riscaldamento e il raffrescamento. Tuttavia, il prezzo di vendita di questi immobili è sensibilmente inferiore rispetto a quelli certificati in classi superiori come la A o la B. La convenienza non risiede nel valore intrinseco dell'edificio, ma nel margine di trattativa che l'acquirente può esercitare per compensare i futuri lavori di efficientamento.
La distinzione principale da fare riguarda la tipologia di immobile. Un appartamento in un condominio degli anni settanta presenta sfide diverse rispetto a una villetta singola. Nel primo caso, il singolo proprietario ha un potere limitato sulle dispersioni termiche globali, poiché dipendente dalle decisioni dell'assemblea condominiale su interventi pesanti come il cappotto termico esterno. Nella villetta singola, invece, l'investitore ha il pieno controllo tecnologico e può pianificare un salto di classe energetica radicale, passando da G a A4 attraverso l'integrazione di sistemi moderni. In entrambi i casi, l'attuale normativa europea, nota come direttiva Case Green, impone una riflessione seria sulla svalutazione futura degli immobili meno efficienti.